CRAP-
TAPP.
Craptapp è un progetto artistico di stampa, editoria e arte digitale e sperimentale indipendente e multidisciplinare. Dalla realizzazione di serigrafie, t-shirt, poster e fotografie in pellicola fino a fanzine dedicate. Oltre alla sperimentazione nelle arti digitali e nelle installazioni multimediali.
LEAF.
Salvatore Rinaldi
Elisa Alsino
@Craptapp
INSTALLATION

Un’ installazione che si concentra su delle foglie raccolte da terra a Torino nel
periodo autunnale del 2025. Scansionate e messe in ordine di grandezza.
Un elemento naturale reso puramente digitale,
che una volta digitalizzat0 diviene un ammasso di luce e di pixel
immortale e modificabile.
EXPERIMENTAL, the event we collab with.
TIAX
T-SHIRTS
FINISHED.

SMOKING
HEART

STICKERS

HANGING AROUND

hanging around. Una raccolta di fotografie in pellicola scattate negli anni.

CASA NUOVA...
STRADA DIVERSA.

Cit. Tiax

LEAF INSTALLATION
EXPERIMENTAL X INSINCRONO.

Salvatore Rinaldi
Elisa Alsino
@Craptapp
@Experimental_exp
Un’ installazione che si concentra su delle foglie raccolte da terra a Torino nel periodo autunnale del 2025. Scansionate e messe in ordine di grandezza.
Un elemento naturale reso puramente digitale. Foglie ormai morte, secche, che una volta digitalizzate divengono un ammasso di luce e di pixel immortale e modificabile.
Le foglie vengono distorte, con la volontà di manifestare ciò che diventa l‘elemento naturale nel momento in cui diviene un agglomerato di pixel.
Nello schermo a fianco troviamo un’estremizazzione di questo concetto. Infattiquesto video viene inserito in dei pop-up che ricreano l’estetica del famoso sistema operativo Windows Xp. Nello sfondo, anche noi siamo delle particelle digitali, scansionati come le foglie, ma a differenza loro, all’interno
dell’installazione abbiamo potere decisionale: possiamo far comparire a nostro piacimento i pop-up con all’interno le foglie totalmente decomposte im pixel attraverso i movimenti delle nostre mani.
Una riflessione sull’avvenire della digitalizzazione e sul controllo che l’uomo ha su di essa. L’uso delle mani che tanto caratterizza la creazione umana, viene tradotto nel movimento che porta all’apparizione di queste foglie sullo schermo. Il tutto a ritmo di Pot Au Feu di Delia Derbyshire (1968).
Il brano è stato scelto a posteriori, quasi solo per il titolo, il quale coglie quella che vuole essere la natura del progetto e della video installazione, titolo che è sostanzialmente il nome di un piatto bollito francese, titolo di una canzone sperimentale, di un pezzo di avanguardia musicale precorritrice della musica elettronica che tutti conosciamo.
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